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Biodiversità e patate: il valore nel nostro piatto - Il Blog di Selenella

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Biodiversità e patate: il valore nel nostro piatto

La biodiversità è un elemento fondamentale del nostro sistema alimentare, una risorsa strategica per la resilienza agricola e un pilastro della sicurezza alimentare globale

Biodiversità: cos’è e perché è importante

Il termine “biodiversità”, abbreviazione di “diversità biologica”, è un termine utilizzato per indicare la varietà di organismi viventi presenti sul Pianeta a tutti i livelli della loro organizzazione: genetica, di specie e di ecosistemi. Questa definizione, sancita ufficialmente dalla Convenzione sulla Diversità Biologica delle Nazioni Unite nel 1992, è il frutto di una lunga evoluzione scientifica e culturale, che ha portato a riconoscere la biodiversità come un elemento imprescindibile per garantire stabilità ecologica, benessere umano e sviluppo sostenibile.

La biodiversità fornisce un insieme di servizi ecosistemici, cioè benefici offerti dagli ecosistemi naturali e agricoli. Esempi di servizi ecosistemici sono la purificazione dell’aria e delle acque, la regolazione del clima, la fertilità del suolo, la protezione contro le inondazioni e il controllo naturale di parassiti e patogeni. Di conseguenza, senza biodiversità, gli ecosistemi sarebbero incapaci di rigenerarsi e di sostenere la vita, inclusa quella umana.

In ambito agricolo la variabilità tra specie e all’interno delle specie coltivate e allevate permette di affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. Questo perché una coltura geneticamente diversificata risulta più adattabile, più resiliente agli stress ambientali e richiede meno interventi contro parassiti e malattie. Avere a disposizione una diversità genetica in agricoltura permette quindi di selezionare varietà resistenti alla siccità, alle alte temperature, a suoli poveri o ad agenti patogeni, aumentando così la sicurezza alimentare. Perdere biodiversità si traduce in una riduzione della capacità di adattamento dei sistemi agroalimentari, li rende più vulnerabili a shock ambientali, fitosanitari o economici, e aumenta il rischio di crisi sistemiche.

Oltre alla varietà genetica esiste anche una biodiversità culturale legata a pratiche agricole tradizionali, a varietà locali e alle conoscenze accumulate nel tempo dalle comunità contadine. Queste varietà, selezionate nei secoli per adattarsi ai microclimi e ai terreni locali, rappresentano un patrimonio non solo biologico, ma anche storico, sociale e identitario. La loro erosione può essere causata dall’omologazione imposta dall’agricoltura industriale e comporta la perdita di saperi, gusti, resilienza territoriale.

Tutelare la biodiversità risulta quindi una scelta urgente e per proteggere la nostra alimentazione, costruire un’agricoltura più equa e sostenibile e rafforzare la nostra capacità collettiva di affrontare il futuro ed è una responsabilità che riguarda chi produce, ma anche chi distribuisce, regola e consuma.

Olga Miltsova/Shutterstock

Biodiversità e agricoltura: un equilibrio da proteggere

L’agricoltura rappresenta un settore produttivo in cui vi è un’interazione continua tra ambiente, uomo e risorse naturali, in cui la biodiversità gioca un ruolo fondamentale. Senza varietà biologica, infatti, l’agricoltura diventa vulnerabile, rigida, esposta al fallimento. Il modello agricolo intensivo ha dominato il settore negli ultimi decenni provocando una drastica riduzione della biodiversità.

La selezione di poche varietà ad alta produttività, spesso ibride o geneticamente uniformi, ha portato a una semplificazione estrema dei paesaggi agricoli. Interi territori sono oggi occupati da colture geneticamente identiche, coltivate su larga scala e con l’ausilio fertilizzanti. Questo approccio ha garantito alte rese nel breve termine, ma nel lungo periodo ha determinato un impoverimento del suolo e reso le colture più vulnerabili a patogeni e parassiti, riducendo così la capacità dell’agroecosistema di rigenerarsi.

Per questo, negli ultimi anni si sta assistendo a un’inversione di tendenza: si è iniziato a parlare di agricoltura sostenibile e, in questo contesto, è cresciuto l’interesse per la tutela delle varietà locali, il recupero dei semi antichi, l’agricoltura biologica e rigenerativa e si sono diffuse banche di semi per conservare la diversità genetica a rischio di estinzione.

La biodiversità agricola comprende sia le specie coltivate che quelle spontanee presenti nei campi, nei margini, nei prati e nei boschi vicini, ma anche gli animali domestici, i microrganismi del suolo e le specie impollinatrici. Si tratta di una rete complessa che permette al sistema agricolo di funzionare poiché include la scelta di coltivare varietà diverse per creare un sistema più stabile, ma anche quelle di tutelare gli impollinatori e i microorganismi che vivono nel suolo, per aumentare le rese agricole e mantenere il suolo fertile.

Per proteggere la biodiversità in agricoltura è quindi necessario che avvenga una transizione da un modello produttivo fondato sull’omogeneità e la quantità a uno fondato sulla diversità, la qualità e la cura del territorio. È una sfida, ma anche una grande opportunità per ricostruire un’agricoltura più sana, equa e in armonia con la natura ed è comunque sostenuta dalle politiche agricole, sempre più impegnate a sostenere l’agricoltura in quanto pilastro fondamentale della sicurezza alimentare, ma anche a tutelare ambiente e territori. Le nuove politiche agricole, infatti, tendono a premiare le aziende che si impegnano in pratiche ambientali favorevoli all’ambiente, individuano nell’agricoltore un presidio territoriale e sono diventate anche politiche ambientali.

Innovazione e digitalizzazione in agricoltura

Hryshchyshen Serhii/Shutterstock

 

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